L’impatto del titolo colpisce da subito il lettore: “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”. Vi si preannuncia una storia di anticonformismo, di ribellione, una rottura di stereotipi riguardo l’imposizione di determinati stili di vita. Siamo nella Bologna del 1992 e il diciassettenne Alex vede la propria quotidianità sconvolta dall’entrata in scena di Adelaide; una storia d’amore, la loro, che non è proprio una storia d’amore, ma più un sentirsi reciprocamente parte dell’altro, l’addomesticamento tra la volpe e il Piccolo Principe. Si parla di una relazione pressoché adolescenziale, basata sulla scoperta di se stessi, dei propri sogni, su speranze racchiuse nei libri, sentimenti intensi seppur effimeri e destinati a svanire con la partenza di Aidi per l’America. Più che su una simbolica uscita dal gruppo il romanzo ruota quindi attorno ai due, ma lo fa piuttosto bene, rendendo l’intensità emotiva palpabile e l’elemento romantico quello meglio sviluppato. Deludente infatti l’ipotetico risvolto formativo: Alex riflette riguardo cosa vorrebbe e ciò che gli altri pretendono da lui, è un ragazzo dalle idee ferme e chiare, sente di non appartenere alla sfera borghese ma non si capisce bene se ne esca e come. A questo proposito il personaggio di Martino offre grande potenziale ed emerge psicologicamente sugli altri, per poi venire però liquidato in fretta e furia quando invece proprio da lui si sarebbe potuto ricavare un ottimo elemento di svolta nella trama. Al “vecchio Alex” si contrappone inoltre il “giovane Holden” di Sallinger. In una sorta di remake troviamo giovani Peter Pan messi davanti all’esigenza di crescere, e come nell’opera statunitense anche quella italiana si chiude con un finale quasi modo inconcludente. Dal punto di vista narrativo Enrico Brizzi mischia un linguaggio aulico a gergalismi, va giù pesante di kappa, lascia frasi aperte e conia nuovi termini tra i quali “mutter”, “frère de lait”, “punk parrocchiale”. Ambigua anche la struttura del romanzo, che si apre in un flusso di coscienza per poi dispiegarsi in tre sezioni di capitoli frammentati. Tutto sommato ciò non influisce comunque sul ritmo veloce del romanzo. Merita infine una menzione positiva la contestualizzazione, riuscita, in un’Italia di un’epoca passata; con le pedalate sui colli e il walk-man nelle orecchie, i Sex Pistols a cantare “No feelings “ e Rocky Balboa in tv.
Jack Frusciante è uscito dal gruppo
Questo romanzo, scritto da un autore diciannovenne, racconta il mondo sommerso e inquieto dei giovani nati nella seconda metà degli anni Settanta ed è una specie di "affresco italiano" sul passaggio dall'adolescenza all'età adulta. Il protagonista è un diciassettenne che ama i Pistols e i Red Hot Chili Peppers e, soprattutto, una ragazza che frequenta il suo stesso liceo.
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Informazioni:
Jack Frusciante è uscito dal gruppo
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Anno edizione:2006
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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Gaia Zappia 05 dicembre 2017
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MARCELLO CAVAZZA 22 aprile 2012
Sebbene sia tra i miei libri preferiti in assoluto, molto avrei da discutere su questo romanzo, perchè io e l'autore la pensiamo decisamente in modo diverso e di certo il suo scetticismo non combacia con il mio ottimismo moderato, ma certe sue prese di coscienza le condivido, seppur con le dovute cautele, come questa :<<...La gente non capisce, e non è nemmeno che facciano apposta: proprio non ci arrivano e basta...>>; Certamente, Enrico Brizzi ha mostrato un bello spaccato dell'adolescenza di una parte della mia e sua generazione ('74-'75) ma, si badi bene, di una parte soltanto. Lo stile di scrittura tutto suo della narrazione che però mostra apporti da Salinger, da Andrea de Carlo e da Tondelli (radici che Brizzi non mai nascosto) è davvero intrigante e ti inchioda alla lettura! Se vogliamo poi sorvolare sull'uso massiccio di parole "colorite", il sapore di "favola metropolitana", raccontata con una maestria unica, riesce sempre ad affascinarmi profondamente, anche ora che ho quasi 37 anni. Tanti comunque si ricorderanno di quel periodo così strano, leggendo questo racconto: le fughe da scuola, gli amori, le interrogazioni da panico, le serate spensierate, etc. Brizzi è riuscito a catturare molto della bella Bologna degli anni '90 (che ora ahimè mi pare alquanto cambiata...) e ne ha fatto un teatro stupendo per la sua storia, mostrandone la bellezza con pennellate "cinematografiche" molto efficaci, come quella indimenticabile della prima pagina: <<...in quei giorni il cielo di Bologna era espressivo come un blocco di ghisa sorda...>>. Questo racconto nasce e resta un romanzo adolescenziale, con tutti i limiti del caso, ma la freschezza e la confidenzialità con cui fu scritto ne ha fatto un classico contemporaneo. Forse sta propro qui il suo fascino e la sua forza: è un romanzo che, volente o nolente, ti fa entrare in un dialogo e non ti lascia finchè non ti ha detto tutto.
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PAOLA LIVERANI 28 dicembre 2011
anche se oramai "datato" con i suoi sedici anni di vita, è un libro scritto da un adolescente e leggibile e godibile per gli adolescenti: lo stile (compreso lo scarso rispetto dimostrato volutamente alla lingua italiana) la trama di forse amore, senza lieto fine il rapporto con gli adulti l'unico adulto che si salva è la nonna, che riesce a mantenere i contatti con il protagonista
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