Cosa rende la Sicilia così incredibilmente, irremediabilmente e fascinosamente diversa? Quali sono i suoi tratti specifici ed inconfondibili che la rendono attraente anche nelle sue espressioni più cupe? Come conciliare le sue luci ed i suoi lutti? La lettura di questo libro, ristampato per fortuna dopo anni di oblio, oltre che godevole ed istruttiva, risulta salutare per chi è siciliano e per chi, pur non essendolo, riconosce di essere stato affascinato o anche solo incuirosito da questa terra, e vuole andare al fondo di questo fascino. Chi meglio di Bufalino infatti poteva, attraverso la sua prosa barocca e sensuale, e insieme rigorosa e concreta, descrivere le minuzie che fondendosi ed insieme moltiplicandosi rendono unica la Sicilia?
Cento sicilie. Testimonianze per un ritratto
Un uomo riceve l'incarico di andare alla Casa dei Matti, padiglione I, per far compagnia ai degenti. Ed ecco spalancarglisi di fronte il mondo dell'ex manicomio, diverso da quello riformato coraggiosamente da Franco Basaglia, ma al tempo stesso sempre uguale, come un mito che non tramonta. Qui tutti hanno un'identità e una storia, anche se in frantumi. Tra l'odore del disinfettante e quello degli alimenti si aggirano Amalia, che si crede nobile, Anita, la "donna down" sempre col cappotto addosso, Maria che non fa che cantare, Olga, senza denti e con la mania religiosa, Berto, fissato con le parole crociate. E poi Cecilia: una donna molto anziana, di novantasei anni, di cui molti, troppi, trascorsi in manicomio, non si sa neppure perché. Cecilia è litigiosa, solitaria, bizzarra. Ma forse ha solo bisogno che qualcuno riconosca che lei "è". Allora l'io narrante le offre una cioccolata. Lei si scioglie, cominciano a parlare. Gli racconta la sua vita, di quando faceva la commessa in una pasticceria e guadagnava settanta centesimi alla settimana. Altri tempi: ora lei, come gli altri, non sa più cosa accade nel mondo. E per quanti sforzi si facciano, non si può più tornare indietro, recuperare il tempo ormai trascorso. Si può solo ballare: un ballo reale e metaforico insieme, perché sulle note scorrono come in un sogno gli anni non vissuti da questi degenti, Cecilia compresa: gli anni perduti. Pino Roveredo si cala nella realtà dei "matti", li fa parlare, sognare in diretta, si emoziona insieme a loro e poi li lascia al loro destino, che è diverso da quello dei normali, ma non troppo, in fondo. Il ballo della vita è sempre uno solo, e qui ne vengono fornite, in punta di piedi, con passione eleganza e dolore, le note e le movenze.
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Lingua:Italiano
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ALESSANDRO GRECO 21 novembre 2010
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