per questa lettura devo ringraziare di cuore la mia collega silvia - 3.5/5 ho letto questo libro completamente a scatola chiusa, non sapendo a cosa sarei andata incontro e fidandomi ciecamente di un consiglio la componente mitologica mi ha catturata immediatamente - anche se io conosco un’altra versione del mito (!) - e la pecca di tutta questa storia sono i personaggi secondo me poco approfonditi; avrei voluto conoscere un po’ di più la madre e la zia di nilo, e pure qualcosina in più di saskia e meno della madre della ragazzina. l’agente di arianna? incommentabile e del tutto superfluo ai fini della storia il finale, me lo aspettavo proprio così, ma allo stesso tempo le ultime righe sono state il colpo di grazia in positivo, la ciliegina sulla torta degna della premessa! la scrittura fila come l’olio e le descrizioni non eccessivamente prolisse (anzi!) proiettano il lettore nella dimensione attuale, siciliana e “magica” in cui ha luogo la vicenda
Il custode
In uno sperduto borgo della Sicilia, una striscia di case gettate alla rinfusa su una grande spiaggia, vive la famiglia Vasciaveo. Il tredicenne Nilo, la madre Agata e la zia Rosi. Ufficialmente si occupano di lavorare e rivendere marmo, ma è solo una copertura. I Vasciaveo sono da secoli, anzi da millenni, i custodi di qualcosa di indicibile. L'arrivo in paese di Arianna - giovane donna bella e alla deriva - e della figlia Saskia rompe gli equilibri che tengono in piedi le loro esistenze. Essere custodi della cosa nel bagno equivale anche a esserne prigionieri. Un sacrificio che Nilo, dopo aver conosciuto l'amore, non potrà piú sopportare.
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Lingua:Italiano
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federica 07 agosto 2026
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SerenaFiorentino 28 luglio 2026Mitologico
Mentre in molti autori il degrado sociale resta cronaca, in Ammaniti diventa materia narrativa quasi epica. Non perché lo abbellisca, ma perché riesce a mostrarne la dignità nascosta, quella che resiste sotto la polvere, l’odore di muffa, le periferie morali. In questo romanzo la mitologia filtra dentro la marginalità più sciatta. È come se Ammaniti facesse due operazioni contemporaneamente: abbassa il mito trascinandolo dentro case disordinate, famiglie disfunzionali, paesi sonnacchiosi e alza il quotidiano illuminandolo con una dimensione archetipica, quasi sacrale. Ammaniti non guarda mai gli “ultimi” dall’alto. Non c’è pietismo sociologico. C’è piuttosto un affetto feroce, quasi carnale, per l'umanità disordinata. Per questo riesce a rendere poetico lo schifo della quotidianità, senza ripulirlo. La ”cosa custodita" è metafora del peso delle eredità familiari che imprigionano i figli, è qualcosa che ti viene consegnato senza che tu lo abbia scelto, ma che pretende da te fedeltà assoluta. E Ammaniti racconta proprio questo passaggio: il momento in cui i figli scoprono che il mondo degli adulti non è una casa ma una gabbia costruita prima di loro. Nel romanzo, la custodia diventa tradizione che divora il futuro, lealtà familiare che si confonde con il ricatto, identità che non nasce da una scelta ma da un obbligo. E, paradossalmente, Ammaniti riesce a rendere poetica anche questa cosa terribile: la vita che continua non perché sia giusta, ma perché nessuno riesce davvero a interromperla.
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IL FEDE 19 luglio 2026Geniale e grottesco, ma manca qualcosa
Leggere Il custode di Niccolò Ammaniti è un'esperienza decisamente strana, un viaggio che lascia addosso sensazioni molto contrastanti. Durante la lettura si viaggia costantemente su un doppio binario. Da una parte, viene quasi da pensare che l'autore "si sia fumato qualcosa" prima di scrivere, tanto le premesse sono assurde; dall'altra, l'idea di fondo è indubbiamente geniale. Il romanzo è divertente, popolato da personaggi bizzarri e trascinato in situazioni buffe da "mafia comica", ma riesce comunque a far riflettere sulle varie sfaccettature dell'amore. Nel complesso, però, il libro mi ha un po' deluso ed è per questo che non gli do più di 3 stelle. Nonostante ci sia un bel colpo di scena finale, si avverte la sensazione che manchi qualcosa. L'autore avrebbe potuto approfondire di più la storia per essere più chiaro, sia a livello di trama sia a livello di senso profondo del libro. Resta una lettura piacevole e originale, ma che lascia un pizzico di amaro in bocca per quello che avrebbe potuto essere.
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